In un periodo cruciale della sua vita, Bach compone una raccolta di preludi e fughe sulle diverse tonalità maggiori e minori, che intitola “Das Wohltemperirte Clavier”, La tastiera ben temperata.
Il lavoro, costituito da un primo volume, viene terminato nel 1722. Un secondo volume prende forma negli anni successivi.
L’opera è apparentemente didattica e dimostrativa dell’uso di tutte le tonalità, ma in realtà cela significati e aspetti tecnico – scientifici di importanza assoluta: in essa Bach rappresenta la soluzione al problema secolare dell’accordatura degli strumenti a tastiera, dandone una dimensione importante anche nel contesto delle simbologie, della teologia e della filosofia del suo tempo.

L’aspetto simbolico ed enigmistico dell’opera viene rappresentato, oltre che dagli aspetti strutturali dei preludi e fuga, dal frontespizio del manoscritto originale, il quale reca sul titolo un apparente fronzolo ornamentale, che in verità è l’acrostico che permette di svelare il geniale e stupefacente sistema d’accordatura, che Bach ha codificato nell’esperienza della sua attività musicale giovanile.
Mentre, ancora oggi, numerosi e autorevoli testi di storia della musica e di musicologia continuano a presentare il “Wohltemperirte” come l’opera dimostrativa della validità del temperamento equabile, da qualche tempo molti studiosi ed esecutori sanno che al tempo di Bach si utilizzavano vari sistemi d’accordatura, che vengono impiegati usualmente nelle esecuzioni e incisioni di musica rinascimentale e barocca.

Gli aspetti musicali del “Wohltemperirte” creano però ingenti problemi nell’aderenza dei temperamenti barocchi a tutte le tonalità dei vari preludi e fuga della raccolta. Alcune tonalità, infatti, non sono gradevoli, né funzionali ai brani relativi, se eseguiti sui più correnti temperamenti del tempo di Bach.
L’acrostico del manoscritto del “Wohltemperirte” offre una lettura molto precisa, attraverso particolari grafici inequivocabili, della straordinaria sintesi tra antichità, medioevo, rinascimento ed età barocca che Bach ha realizzato con il suo innovativo sistema d’accordatura.
Negli ultimi anni, alcuni studiosi, particolarmente B. Lehman e J. C. Frande, ne hanno proposto letture che hanno suscitato molto interesse e aperto interrogativi fecondi.
Contemporaneamente, la ricerca condotta da Interbartolo e Venturino su tutti i fronti del problema, e con i mezzi e l’atteggiamento storico – tecnico del tempo di Bach, ha portato ad una diversa lettura, che pare confermata da tutti gli aspetti dello studio, nonché dal gusto sonoro dei vari preludi e fuga, nel loro aspetto espressivo e simbolico.
La ricerca parallela, sul campo storico dei temperamenti, sugli eventi di organologia e musicologia del periodo prebachiano, sulla simbologia dell’opera di Bach, sugli aspetti musicali ed espressivi del “Wohltemperirte”, ha prodotto nel loro lavoro un risultato univoco.

La scoperta apre spazi di grande interesse sullo studio della produzione bachiana successiva, sia per tastiera che per organico strumentale e corale, ricollocando brani, espressività, significati e la stessa personalità di Bach su contesti nuovi e fortemente significativi.

«Ho avuto modo di sperimentare il temperamento Bach 1722 durante l'esecuzione delle sonate per violino e clavicembalo concertato di Bach insieme al mio collega violinista Raúl Orellana. Il tipo di accordatura proposto dai due studiosi savonesi ci ha permesso innanzitutto l'esecuzione in successione di sonate molto distanti fra loro per tonalità d'impianto - analogamente a quanto da loro verificato nell'esecuzione del Clavicembalo ben Temperato - senza la necessità di aggiustamenti nell'accordatura fra un brano e l'altro. L'impiego di questo sistema, inoltre, ci è sembrato particolarmente interessante per le sue capacità di far risaltare, di volta in volta, particolari armonici e di scrittura presenti nella partitura, che ne veniva dunque ulteriormente valorizzata, ed evidenziando, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto un'accordatura "adeguata" arricchisca l'esecuzione odierna della musica antica.»
Davide Merello

«“Bach 1722” rappresenta una convincente interpretazione dell’acrostico presente sul frontespizio del primo libro del Clavicembalo ben Temperato di Johann Sebastian Bach. Lo studio intrapreso dai Maestri Interbartolo e Venturino mi ha messo nelle condizioni di sperimentare con soddisfazione un sistema di accordatura veramente pratico, elemento che depone senz’altro a favore della probabile bontà di questa scoperta.
Con questo tipo di accordatura risultano ben caratterizzate le diverse tonalità, con un senso di particolare gradevolezza quando ci si addentra nell’area dei bemolle.
Trovo inoltre affascinante il legame con il temperamento antico per eccellenza (il Tono medio) insito nella scelta di temperare una parte delle quinte di un quarto di comma e nelle risultanti bellissime terze pure tra do-mi e fa-la. Non dimentichiamo che la coesistenza di antico e moderno è spesso presente nella concezione musicale di Bach.
Sono felice che questa interpretazione dell’enigma bachiano sia opera di due studiosi italiani operanti in un ambito distante dai santuari della musica antica.
Rimango comunque sempre ricettivo nei confronti di ulteriori sviluppi o eventuali nuove e convincenti interpretazioni dell’acrostico.»
Riccardo Villani

«Diverso tempo fa alcune persone hanno potuto vivere la loro importante esperienza riguardo allo studio tecnico sul “Das Wohltemperirte Clavier” prodotto dal maestro Interbartolo.
Si ebbe occasione di assistere alla crescita di una intuizione che fu elaborata da subito con un criterio di ricerca consapevole appunto, legato ad un protocollo di tesi e sintesi obiettive e lontano da quegli impeti che la stessa euforia avrebbe a ragione suggerito ma con il tempo edulcorato il risultato.
Già in passato il maestro Interbartolo suggerì ad alcuni musicisti di testare sui propri strumenti alcune accordature che provenivano da un più alto passato storico”Werckmeister II, Werckmeister III, Silbermann I, Kirnberger III”.
I risultati furono alquanto sorprendenti per tutti, perché ricchi di sfumature, pronunce e consigli (quasi fisiologici si vorrebbe osare dire) che svelavano un modo di concepire il repertorio del periodo attinente forse più leggibile e certo davvero più sensato. Il “Bach 1722” rimane comunque un mondo di confronto ancora diverso. La tavola musicale che sfocia da questo temperamento è davvero vasta e polivalente.
Piace l’idea di definirlo “sufficientemente” pronto ed arcaico da riconsiderare il clavicembalo uno strumento a corda. La limitatezza dell’estensione tonale degli strumenti a tasto appare meno compromettente, e se il repertorio per tastiera è alquanto ben rappresentato dai files audio in supporto al sito, non meno sorprendente è l’esecuzione al clavicembalo o al clavicordo delle intavolature per liuto del compositore tedesco o dei suoi contemporanei.
Il pianoforte stesso si giova di una coloritura atipica sulla quale non perdono senso brani molto più moderni. L’esecuzione su un pianoforte Bluthner del 1897 (con quarta corda di risonanza) dell celeberrimo Studio n°5 per la mano sinistra di Brahms dalla Ciaccona di Bach (Bwv 1004), ha consegnato agli ascoltatori un risultato quanto mai importante: maggiore sostegno della tonalità, maggiore marcatura delle dissonanze ed un più facile ed agile fraseggio delle parti tecniche legate alla letteratura d’arco.
Gli esperimenti possono essere poi molteplici, sostenuti soprattutto da quella timbrica che lega ogni brano, di ogni epoca ad un arcaismo che faceva parte, alle volte inconsapevolmente ma geneticamente, di ogni compositore.
Tra tanti si prende a suggerimento, per chi vorrà protrarre lo studio personale al tema, alla letteratura di F. Mendelssohn o ancora nello specifico di alcuni brani della Suite Bergamasca di Claude Debussy, tra tutti il Prélude ed il Passepied.
L’acume del passato spero possa portare non solo consigli di sperimentazione ma atti veri e istinto alla sperimentazione, quella consapevole e non quella del vago al fine di rileggere il nostro presente attraverso la capacità di riconoscerci e non di inventarci musicisti.»
Giorgio Revelli

 

Temperamento depositato al Tribunale di Savona - Repertorio numero 42.415 - Raccolta numero 21.257 - 27 giugno 2006
Temperamento depositato presso la Camera di Commercio di Savona - Brevetto numero SV2007A000017